Fuochi d’agosto
Il Cav. raduna il consiglio di guerra e prepara la mobilitazione elettorale
Uno o addirittura due giorni di consiglio di guerra a Palazzo Grazioli per un Cav. che ancora non ha scelto se vestire i panni dello statista o far risuonare il suo grido di battaglia sui tetti della Roma agostana. La strategia dell’attenzione, per così dire, nei confronti dei “finiani moderati” pare infatti non aver dato risultati di rilievo: persino Souad Sbai, assai disturbata dalle sortite mafiologiche di Fabio Granata, avrebbe declinato l’offerta di tornare alla casa del padre. di Marco Palombi
8 AGO 20

Uno o addirittura due giorni di consiglio di guerra a Palazzo Grazioli per un Cav. che ancora non ha scelto se vestire i panni dello statista o far risuonare il suo grido di battaglia sui tetti della Roma agostana. La strategia dell’attenzione, per così dire, nei confronti dei “finiani moderati” pare infatti non aver dato risultati di rilievo: persino Souad Sbai, assai disturbata dalle sortite mafiologiche di Fabio Granata, avrebbe declinato l’offerta di tornare alla casa del padre, così come si sarebbe mantenuto in zona di confine – nonostante una cena con il premier – l’ex ministro Beppe Pisanu. “Per ora”, chiosa un parlamentare del Pdl che pure fu uno dei pontieri più tenaci prima della creazione dei gruppi di Futuro e libertà: “Alla fine andrà così: tutti con Fini sino a un attimo prima della catastrofe”. Una previsione che rischia, però, di peccare di ottimismo esattamente come quelle che prevedevano un fallimento della diaspora parlamentare dei finiani: “E’ una cosa un po’ patetica e comunque farebbero meglio a preoccuparsi di quelli che arriveranno da noi”, dice Benedetto Della Vedova.
Nessuna defezione, assicurano fonti assai vicine al presidente della Camera, anche perché “il pallino adesso ce l’ha il Cavaliere”: si attende l’oramai famoso documento in quattro punti (giustizia, federalismo, sud e fisco) che dovrà essere messo a punto oggi a casa del premier assieme a un “capillare” programma di manifestazioni filogovernative del prossimo autunno. “Ma certo noi non gli faremo il favore di votargli la sfiducia a settembre: sentiremo i titoli dei provvedimenti e poi discuteremo”, è la previsione. Non farsi ingabbiare di nuovo in una dialettica parlamentare che mal tollera sarà dunque il problema del premier anche a settembre. “Scriveremo un documento forte, ma non tireremo fuori nessun coniglio dal cilindro”, spiega al Foglio Maurizio Gasparri: “Sulla giustizia, per esempio, non c’è niente da inventare: la riforma del processo penale è al Senato, delle intercettazioni si sa, il processo breve lo abbiamo votato un anno fa, tutti, la riforma costituzionale della magistratura è nel programma”.
Nessuna defezione, assicurano fonti assai vicine al presidente della Camera, anche perché “il pallino adesso ce l’ha il Cavaliere”: si attende l’oramai famoso documento in quattro punti (giustizia, federalismo, sud e fisco) che dovrà essere messo a punto oggi a casa del premier assieme a un “capillare” programma di manifestazioni filogovernative del prossimo autunno. “Ma certo noi non gli faremo il favore di votargli la sfiducia a settembre: sentiremo i titoli dei provvedimenti e poi discuteremo”, è la previsione. Non farsi ingabbiare di nuovo in una dialettica parlamentare che mal tollera sarà dunque il problema del premier anche a settembre. “Scriveremo un documento forte, ma non tireremo fuori nessun coniglio dal cilindro”, spiega al Foglio Maurizio Gasparri: “Sulla giustizia, per esempio, non c’è niente da inventare: la riforma del processo penale è al Senato, delle intercettazioni si sa, il processo breve lo abbiamo votato un anno fa, tutti, la riforma costituzionale della magistratura è nel programma”.
Prosegue Gasparri: “Metteremo l’evidenziatore su alcune proposte stranote del governo e francamente mi aspetto che tutti siano d’accordo e che lo siano in Parlamento e non sui giornali”. Per usare l’evidenziatore Gasparri arriverà stamattina a Palazzo Grazioli con gli altri capigruppo, i coordinatori del partito, i ministri Alfano e Matteoli, il sindaco di Roma Alemanno e l’esperto giuridico Niccolò Ghedini: “A questo punto servono coerenza e lealtà al mandato elettorale, quindi bisogna presentarsi alle Camere con un piano puntuale e concreto – dice il presidente dei senatori del Pdl – Non ci vediamo certo per scrivere che ci vogliamo bene, né per parlare di ricerca della felicità: se diciamo che un ddl deve essere approvato, allora va chiarito all’opinione pubblica anche in che giorno e a che ora lo faremo e deve essere chiaro anche chi accetta questo impegno e chi no”.
Sul possibile nuovo scudo giudiziario per il premier, Gasparri non si sbilancia tecnicamente, ma ci tiene a chiarire che “l’attacco politico-giudiziario a Berlusconi è un tema politico, è il tentativo della sinistra di scardinare il centrodestra con le inchieste visto che non riesce a farlo nelle urne e vorrei dire che queste cose Fini le sa e le sa dal 1994”. E’ tanto vero che Adolfo Urso ieri ha chiesto un nuovo patto Fini-Berlusconi “a partire” proprio dalla giustizia: serve “una riforma sui tempi dei processi”, ha detto il viceministro, e all’interno di una riforma della giustizia “certamente può esserci uno scudo costituzionale che tuteli le più alte cariche dello stato”. Vista l’indecisione del Cavaliere e il surplace di Fini, è la Lega ormai a spingere per il voto: “Così non è possibile andare avanti – ha ridetto Umberto Bossi – Ormai la macchina sta correndo verso le elezioni, serve qualche gesto importante che la blocchi”, come “le dimissioni di Fini”. Così non fosse, urne “prima possibile: a fine novembre o ai primi di dicembre”. Nella sezione psicopolitica, infine, va rubricata la guerra tra il Giornale e il sito di FareFuturo. Alla campagna contro l’ex leader di An, la fondazione ha risposto ieri con un editoriale tra cronaca e confessione: Berlusconi è il Caimano, tutto editti e dossier sporchi, ci vergogniamo di non averlo capito prima, ma non staremo più in silenzio. L’annessa citazione dell’ukase bulgaro ha il sapore d’una speranza: quella del martirio.
Sul possibile nuovo scudo giudiziario per il premier, Gasparri non si sbilancia tecnicamente, ma ci tiene a chiarire che “l’attacco politico-giudiziario a Berlusconi è un tema politico, è il tentativo della sinistra di scardinare il centrodestra con le inchieste visto che non riesce a farlo nelle urne e vorrei dire che queste cose Fini le sa e le sa dal 1994”. E’ tanto vero che Adolfo Urso ieri ha chiesto un nuovo patto Fini-Berlusconi “a partire” proprio dalla giustizia: serve “una riforma sui tempi dei processi”, ha detto il viceministro, e all’interno di una riforma della giustizia “certamente può esserci uno scudo costituzionale che tuteli le più alte cariche dello stato”. Vista l’indecisione del Cavaliere e il surplace di Fini, è la Lega ormai a spingere per il voto: “Così non è possibile andare avanti – ha ridetto Umberto Bossi – Ormai la macchina sta correndo verso le elezioni, serve qualche gesto importante che la blocchi”, come “le dimissioni di Fini”. Così non fosse, urne “prima possibile: a fine novembre o ai primi di dicembre”. Nella sezione psicopolitica, infine, va rubricata la guerra tra il Giornale e il sito di FareFuturo. Alla campagna contro l’ex leader di An, la fondazione ha risposto ieri con un editoriale tra cronaca e confessione: Berlusconi è il Caimano, tutto editti e dossier sporchi, ci vergogniamo di non averlo capito prima, ma non staremo più in silenzio. L’annessa citazione dell’ukase bulgaro ha il sapore d’una speranza: quella del martirio.
di Marco Palombi